Tassazione nel mercato forex

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Su tutti i guadagni provenienti dalla speculazione con il trading Forex gli investitori devono pagare delle imposte. Il mercato Forex, Foreign Exchange Market, è il mercato valutario più importante del mondo; nel Forex ogni giorno si verificano moltissime transazioni effettuate da grosse banche centrali, imprese, governi e, sebbene costituiscano una piccola parte del mercato, anche da piccoli speculatori. Ma spesso, i trader privati che iniziano ad avvicinarsi al mondo del Forex, dimenticano ben presto l’aspetto fiscale del trading, ammaliati dai facili guadagni.

Alcuni trader poi non considerano minimamente la questione “tassazione” e non sanno che i proventi ottenuti dal trading Forex sono soggetti a tassazione, in modo differente a seconda del Paese dal quale partono le transazioni. In Italia la tassazione sui profitti del Forex sono regolati dal decreto legislativo 141/2010, entrato in vigore il 19 settembre del 2010, che ha modificato l’articolo 1, comma 4 del Testo Unico della Finanza (TUF) 1 e ha inserito nella classificazione di contratti finanziari differenziali (CFD), i contratti di acquisto e vendita di valute che sono quindi soggetti a tassazione.

Questo vuol dire in buona sostanza che fare trading nel mercato Forex vuol dire operare con contratti finanziari che non sono esenti dalla tassazione. I trader devono perciò pagare un’imposta su tutti i guadagni che provengono dalla speculazione nel mercato valutario più imponente del mondo.

Profitti e perdite con il trading forex

Per calcolare quanto il trader dovrà al fisco alla fine dell’anno solare, la prima cosa da fare è usare l’estratto conto fornito dalla piattaforma di trading sulla quale si opera; l’estratto conto fornisce al trader la somma di tutti i profitti e di tutte le perdite accumulati nel corso di quell’anno. Ciò che dovrà fare poi il trader, possibilmente insieme al proprio commercialista, sarà effettuare l’operazione di differenza tra i guadagni e le perdite e applicare su quel risultato la tassa prevista per i profitti ricavati dal trading forex, ossia un’imposta del 26%.

Forex e dichiarazione dei redditi

Il passo successivo sarà quello di compilare la dichiarazione dei redditi con questi dati: bisognerà compilare il quadro RT – Plusvalenze di natura finanziaria, più precisamente nella sezione IIB, ed inserire nel rigo RT41 la somma dei guadagni, mentre nel rigo RT45 la somma delle perdite. Nel rigo RT47 invece andremo ad indicare la somma che corrisponde al 26% del totale della somma tra profitti e perdite.

Se si opera con broker stranieri che depositano i profitti all’estero, bisognerà compilare anche il quadro RW Investimenti all’estero e/o attività estere di natura finanziaria monitoraggio IVIE / IVAFE. Il fatto che l’Agenzia delle Entrate non possa effettivamente constatare la presenza di profitti all’estero, non vi dà il diritto di poter eludere la tassazione sui proventi del trading Forex, poiché un dovere per tutti i trader, qualunque sia il loro broker, pagare le tasse sul denaro che hanno guadagnato.

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