Imprenditori e politica, c’è chi resiste alla tentazione

Il legame tra mondo dell’imprenditoria e mondo della politica negli ultimi anni si è fatto sempre più stretto, e per dimostrare questa asserzione ci basti citare l’elezione alla Casa Bianca di Donald Trump, che dal 20 Gennaio 2017 è diventato il 45° Presidente degli Stati Uniti d’America. Dopo aver accumulato un ingente patrimonio investendo e speculando nel settore immobiliare, ha pensato bene di darsi alla politica, concorrendo prima alle primarie del Partito Riformista per le elezioni presidenziali del 2000 e poi arrivando al Partito Repubblicano dopo un breve passaggio in quello democratico.

Anche nel nostro paese si possono citare molti imprenditori che hanno deciso di candidarsi o di partecipare attivamente alla vita politica di qualche partito e, nell’ultimo periodo, risulta forse molto più breve la lista di quelli che non sono interessati a una carriera politica o che con il mondo politico italiano non vogliono avere niente a che fare.

Chi sono gli imprenditori italiani che resistono alla tentazione e non si fanno tentare dai privilegi che una carriera politica potrebbe arrecargli?

In primis possiamo citare Marco Tronchetti Provera, l’imprenditore milanese che guida l’azienda leader nel settore degli pneumatici, il Gruppo Pirelli, in qualità di Vice Presidente Esecutivo e CEO. Anche se forse a Renzi non sarebbe dispiaciuto, Tronchetti Provera per ora sembra interessato solo allo sviluppo della sua azienda e al massimo ai successi calcistici dell’Inter, di cui Pirelli è sponsor fino al 2012. Un suo interessamento verso le sorti politiche del paese, si è manifestato qualche ano fa, quando, come altri imprenditori come gli Agnelli, Luca Cordero di Montezemolo e Diego della Valle, ha deciso di appoggiare e finanziare la campagna elettorale di Mario Monti, in vista delle elezioni politiche 2013.

Mentre Montezemolo nel 2012 ha ceduto, fondando il movimento Italia Futura e aderendo alla coalizione centrista Monti per l’Italia proprio per favorire l’elezione del futuro premier, un altro che continua a non cedere è proprio Diego Della Valle. Nonostante si sia più volte prospettata una sua discesa in campo, il patron di Tod’S pensa che per ora i tempi non siano maturi, e preferisce continuare a dire come la pensa sui politici in carica senza mettersi di fronte all’obiettivo.

Un altro imprenditore di successo che invece ha deciso di chiudere la porta alla politica è Sergio Marchionne. Nonostante le lusinghe del Cavaliere, che in più occasioni lo ha dipinto come il leader perfetto a cui affidare la guida del centrodestra, l’Amministratore Delegato del gruppo Fiat-Chrysler ha smentito l’ipotesi di una sua possibile entrata in politica e soprattutto di un suo possibile futuro da premier.

In occasione del Gran Premio d’Austria, alla domanda dei giornalisti su cosa pensasse della preferenza accordatagli da Berlusconi per una sua candidatura a leader del partito, ha replicato con grande fair play: «Berlusconi è un grande, ha spiazzato tutti, è bravissimo, chapeau per lui, ma io non ci penso per niente, neppure di notte».

Il rifiuto del manager, seppur dispiaciuto a Berlusconi ma messo in preventivo, ha invece rassicurato gli azzurri del partito di Forza Italia, che non vedevano vincente una sua candidatura, ed è risultato molto gradito a Renato Brunetta: secondo lui il leader del partito di centrodestra è e può essere solo Silvio Berlusconi e i manager come Marchionne devono fare i manager, perché per fare politica non basta avere il fiuto per gli affari ma bisogna avere spirito di servizio per il proprio paese.

E Marchionne non è stato l’unico imprenditore a schivare la candidatura offerta da Berlusconi, che da imprenditore e politico sembra convinto che tale connubio possa avere un grande potenziale. Hanno rifiutato l’offerta anche Pietro Barilla, che non sembra volersi dedicare alla politica ma solo all’amministrazione del Gruppo Barilla, di cui è diventato Presidente nel 2003, e alla presidenza del Barilla Center Food & Nutrition, ora Fondazione BCFN, che si occupa di temi legati all’alimentazione nel tentativo di coniugare tutela della salute e difesa dell’ambiente. 

Anche Emma Marcegaglia non sembra interessata a una carriera politica come leader di centrodestra e ha smentito con freddezza le ultime voci circolate su questa possibilità. Emma è stata la prima donna a diventare presidente di Confindustria e grazie al suo nuovo ruolo come Presidente dell’Eni contribuisce, assieme al fratello Antonio, ad alimentare il vasto impero economico familiare, attivo nel settore della siderurgia e della lavorazione dell’acciaio, ma con importanti diversificazioni in campo immobiliare e nel settore turistico.

Chi invece ha dovuto ribadire più e più volte il suo secco no all’avvio di una carriera politica è proprio Marina Berlusconi, Presidente del Gruppo Fininvest e del Gruppo Mondadori. Nonostante le molte voci che sono circolate a partire dal 2013, anno delle condanne del padre, l’imprenditrice ha sempre smentito l’ipotesi, sostenendo che per lei la politica è un impegno serio che non intende prendersi, e che non pensa possa essere trasmesso per investitura o per successione dinastica.

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